Settimana 252


Questa settimana ho comprato due libri.

Non è una grande novità, ma guardate di che libri si tratta (cliccate le immagini per vedere i dettagli su Amazon):

(Adoro i pop-up, ne ho anche uno di Star Wars dello stesso autore, meraviglioso)

(un regalo per un’amica)

Ho messo i link ad Amazon per farveli vedere, ma i libri li ho comprati in una libreria.

Ho parlato con un amico che lavora nell’editoria digitale e ci siamo trovati d’accordo: il mercato del libro cartaceo ha un futuro florido fin tanto che sarà in grado di sfornare prodotti come questi, non replicabili in formato digitale. Prodotti per i quali una determinata serie di caratteristiche fisiche non è incidentale, ma funzionale allo scopo del libro. O per meglio dire, dell’oggetto. Non sono altro che semplici considerazioni di design. L’ebook secondo me è utile all’editoria (e ai lettori) anche perché dimostra che è possibile separare senza problemi il contenuto del libro dal supporto. E ci ricorda che il supporto a cui siamo abituati è un’innovazione tecnologia relativamente recente in termini storici. E soprattutto, spinge con forza a creare oggetti di carta che possiamo continuare a chiamare libri, ma che non siano solo un supporto per le parole stampate sopra. Non mi dilungo su ebook e libri cartacei, perché ne ho già parlato in altre sedi. Però questa è una sfida eccitante e, come lettore ed esperto di comunicazione, è una sfida in cui voglio essere coinvolto.

Incidentalmente, e alla luce delle recenti notizie sulla chiusura di Borders, questo è anche materiale di riflessione importante per le librerie. Che possono avere un futuro diventando negozi specializzati in cui è possibile scoprire e toccare con mano questi prodotti che in un negozio online non hanno lo stesso appeal.

Aumentano impegni e opportunità di lavoro. Tra le altre cose abbiamo in ballo due progetti, li chiamerò RACE e LAVANDA, che partiranno nelle prossime settimane. Nel primo siamo parte dell’ingranaggio complessivo, il secondo è tutto nelle nostre mani. Saranno entrambi divertenti, vi dirò di più man mano che i dettagli saranno più definiti (e quando potrò parlarne liberamente).

 

Link della settimana: due video.

Il primo è una segnalazione di Paolo Iabichino sul blog di Wired: abiti e tag RFID. Ovvero unione di fisico e digitale, qualcosa che, come sapete, mi sta molto a cuore.

Il secondo è un corto virale realizzato per introdurre l’ambientazione di un videogioco. Mostra un futuro distopico e spinge a farsi delle domande che sono attuali già ora, nel nostro mondo e nel nostro tempo. Qui un altro commento allo stesso video, con una visione differente.