Settimana 254


Ho un ufficio nuovo.
Il che, eliminando ogni connotazione che potrebbe indurre in errore, significa che ho diecimila scatole ammassate in giro per casa e una nuova scrivania IKEA montata in una stanza che ho deciso di utilizzare esclusivamente come ufficio. O meglio, mezza stanza, visto che l’altra metà è invasa da parte delle diecimila scatole di cui sopra.

Meglio, un’ulteriore occasione per fare ordine ed è sempre meglio dello stare accampati in salotto.

E a proposito di ordine, se abitate a Roma e volete libri in regalo, fatemi un fischio. Dopo lunga riflessione ho deciso che tutti i romanzi che non intendo rileggere o che possiedo anche in versione ebook non troveranno posto sulle nuove librerie.

Un mio professore di business writing una volta disse che non è possibile svolgere un lavoro creativo se non si ricarica la creatività. Ognuno trova il modo che gli è più congeniale per farlo. Il mio è leggere romanzi, guardare film, fare gite. Ed è quello che ho fatto in questi giorni di agosto. Oltre alle scatole.
Il processo di ricarica ha dato i suoi frutti e ho un paio di idee che non vedo l’ora di sviluppare. Ah, amici programmatori, dove siete quando mi servite?

Comunque, ho realizzato che per quanto riguarda marketing, strategie creative, tendenze, imparo molto più dai romanzi che dai libri di marketing e business analysis. Non perché gli autori questi testi abbiano particolari demeriti. E’ solo che vi ritrovo il riassunto e la razionalizzazione di quello che spesso i romanzieri sono in grado di prevedere. In questo momento penso soprattutto alle opere di William Gibson e Cory Doctorow.

Sto osservando Google Plus e devo dire che mi convince.

Non lo vedo come un sostituto di Twitter, per ora, più che altro perché le persone che seguo con maggiore interesse su Twitter non usano G+. Ma mi permette di entrare in contatto (contatto vero, fatto di comunicazione, scambi di opinioni) con persone che fino a ora erano irraggiungibili. Per ora mi limito alla nicchia dei giocatori di ruolo. Presto arriverò su altre nicchie. D’altra parte, trovo sempre meno stimoli in FriendFeed, un social network che agli inizi mi aveva entusiasmato.
Le mie opinioni su Twitter, Google Plus e FriendFeed non hanno a che fare con la tecnologia che c’è dietro, ma sulle persone e sull’uso che fanno dei vari strumenti.
Questo è il mio profilo su Google Plus. Scrivetemi due righe per avvertirmi se mi inserite in una cerchia.

Parlando di Twitter, Klout dice che io sono un influencer per Adam Greenfield e un esperto dell’argomento “Lazio”. Se avevo dubbi residui sull’inutilità del punteggio Klout, direi che sono stati spazzati via.

Uno dei temi su cui mi sto facendo una cultura sono le analisi predittive. Amazon le usa per suggerire libri che potrebbero interessarci, Ford le userà per analizzare gli schemi di comportamento degli automobilisti e aiutarli a pianificare il tragitto che farà risparmiare loro tempo e carburante.
La polizia di Santa Cruz le usa per inviare agenti sulla scena di un crimine prima che questo avvenga. Ricordate Minority Report? Con i computer al posto dei precog.

Un link meno ansiogeno, ma altrettanto importante, riferisce dell’iniziativa di Yahoo! e Facebook per testare la validità dell’ipotesi dei sei gradi di separazione. L’esperimento è interessante, i risultati andranno studiati con attenzione. Ovviamente, in tutte queste teorizzazioni, “connesso con qualsiasi persona al mondo” deve essere letto come “connesso con un qualsiasi altro abitante del primo mondo.”