Tecnologie perse nel traffico


Altro post in ritardo. Tema simile a quello della scorsa settimana, dato che anche la settimana scorsa il traffico di Roma è andato nel delirio. La causa è stata l’apertura di un negozio di elettronica, che per il lancio ha offerto parecchi articoli a prezzi scontati. Roma nord est in tilt. Stessa domanda della settimana scorsa: cosa può fare un movimento dal basso per contrastare un evento simile? In realtà qui la risposta è più facile. Nessuno – sul serio, nessuno – può dirsi sorpreso da ciò che è accaduto, perché la stessa scena si è ripetuta a ogni apertura di nuovo grande negozio o centro commerciale. Non potendo evitare l’assalto di clienti e auto e traffico, quello che si poteva fare era predisporre un piano di informazioni. Magari usando Twitter, magari supportato da azioni di comunicazione di guerriglia nel mondo reale. Facile parlare a cose fatte, ma ripeto: l’evento era prevedibile e le soluzioni potevano essere studiate e predisposte per tempo.

Cambiamo argomento. Come sapete ho un grande interesse per i QR Codes e la realtà aumentata. Secondo me sono tecnologie con un grande potenziale, soprattutto se utilizzate in maniera diversa da quella, un po’ banale, che si è vista fino a ora.

C’è chi la pensa diversamente e non senza buone ragioni. Per Adam Greenfield queste tecnologie non vanno prese in considerazione.

Le ragioni sono numeriche: a fruirne potenzialmente sono solo le relativamente poche persone dotate di uno smartphone con connessione a internet. Il numero di persone che sa di che si tratta e quindi si procura le necessarie applicazioni è inferiore. Il numero di persone che poi effettivamente utilizza queste tecnologie è ancora inferiore. La nicchia di una nicchia di una nicchia. Ed è necessaria una competenza tecnologica.

Inoltre, hanno troppo il feeling di un trucco di marketing, anziché quello di una tecnologia utile:

Per Greenfield le tecnologie abilitanti dovrebbero essere abilitanti per davvero: trasparenti e alla portata di tutti, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista delle competenze necessarie per utilizzarle.

Onestamente è difficile dargli torto.

Non mi va di fare l’esempio della casalinga di Voghera o porre la domanda retorica “vorresti una vasca da bagno che necessita di libretto di istruzioni di 60 pagine” per liquidare l’argomento dando ragione ad Adam. Però non mi sento di escludere per questo QR Codes e realtà aumentata. Bisogna riconoscere che ancora non si è visto un utilizzo di queste tecnologie che sia realmente utile, ben studiato, adatto agli scopi che si pongono.

Penso all’inutilità di un QR Code stampato su un cartellone pubblicitario affisso lungo una tangenziale. Penso allo spreco che è la realtà aumentata utilizzata solo come trucchetto pubblicitario.

Secondo me Greenfield lancia una sfida che va raccolta. Il discorso è ancora aperto.

Non ho ancora finito di pensare a QR Codes e realtà aumentata. Se volete condividere le vostre opinioni, fatevi sentire nei commenti.