Sfruttare le debolezze a proprio vantaggio


Dopo una serie di articoli critici sui QR Codes i supporter della tecnologia si sono fatti animo e hanno iniziato a rispondere. Tra i post che mi hanno colpito ne è saltato fuori uno che rilancia un vecchio articolo sull’uso dei QR Codes in ambito turistico (ma io ritengo ancora valide le mie obiezioni) e un altro che affronta il tema del loro aspetto.

Anche negli articoli a favore della tecnologia nessuno nega che la maggior parte delle applicazioni che vediamo ora sono deludenti e che il numero di utenti in grado di fruirne è tutto sommato limitato.

Questo secondo punto, però, può essere girato a favore di un certo tipo di uso dei QR Codes: una porta d’ingresso a un altro mondo riservata a pochi iniziati. Sto ovviamente pensando in termini di transmedia storytelling.

Uno dei topoi intramontabili della letteratura fantastica è l’ingresso in un mondo segreto, oggi declinato in termini di mondo segreto nascosto dietro le pieghe del mondo di tutti i giorni. Pensate a Harry Potter e i maghi che si nascondono dai Babbani. Pensate a Twilight coi suoi clan di vampiri e lupi mannari che vivono nascosti dagli umani. Se siete appassionati di letteratura fantastica, mi basta dirvi pensate all’urban fantasy.

Ecco che con un po’ di creatività (creatività come questa, creatività come qrhacker), posso usare i QR Codes per raccontare una storia. Posso disseminarli per la città, legando ai luoghi fisici un elemento digitale, invisibile, segreto e accessibile solo agli iniziati, in grado di riconoscere e decodificare il codice.

In effetti non c’è bisogno di un QR Code dal punto di vista tecnico: usando un location based service come Foursquare posso accedere alla parte nascosta di storia con la mia semplice presenza nel luogo. Con la realtà aumentata posso vedere la parte nascosta. Ma dal punto di vista narrativo non c’è bisogno che vi spieghi il fascino e l’importanza di un simbolo, di un sigillo.

Fare un passo avanti è facile: ho accennato a Harry Potter, con le varie Case di maghi, ho accennato a Twilight coi clan di vampiri. Ci vuole poco a trasformare la narrazione multimediale in un gioco a squadre, in cui diversi gruppi seguono la storia con interessi e scopi diversi, decodificando e magari creando nuovi codici, cercando i codici degli avversari, in competizione per scoprire un codice prima degli altri.
Questo è un meccanismo per la creazione di storie: c’è la “trama” del gioco che si snoda tra mondo reale e digitale. Ci sono altre storie che nascono durante il gioco e si innestano sulla trama: le storia di come i vari concorrenti affrontano il gioco, la storia delle dinamiche tra i gruppi e nei gruppi. Anche queste storie si sviluppano su vari canali: post sui forum del gioco, foto scattate durante le partite, video, tweet e post su Facebook. Alcuni stimolati dall’organizzazione del gioco, altri prodotti dalla voglia di socialità e condivisione di ciò che si sta facendo dei concorrenti. La narrazione diventa transmediale.

In questo modo la “debolezza” dei QR Code diventa un elemento di forza di un processo di storytelling.