L’ABC del transmedia storytelling 6


Nell’ultimo articolo ho menzionato di sfuggita la narrazione transmediale, o transmedia storytelling.

Che è?

La narrazione transmediale è una forma di narrativa che utilizza diversi mezzi di comunicazione per raccontare una storia. O meglio: differenti piattaforme per raccontare differenti storie, la cui somma ci dà una cronaca degli eventi del mondo fittizio, piuttosto che la vicenda di un singolo personaggio o lo sviluppo di una singola trama.

Un semplice esempio di transmedia storytelling lo troviamo nella serie di videogiochi di ruolo fantascientifici Mass Effect (molto bella, giocatela).

Nei primi minuti del secondo gioco della serie, l’astronave del protagonista, il Comandante Shepard, viene attaccata e distrutta da nemici misteriosi. Il nostro eroe riesce a far evacuare l’equipaggio, ma rimane indietro e muore tra i rottami fumanti. Assistiamo poi a una sequenza animata che spiega come l’organizzazione segreta Cerberus sia riuscita a recuperare il cadavere e, nel corso di un anno, a clonare e riportare in vita Shepard. Nel corso del gioco scopriremo alcuni dettagli su come questa Cerberus sia riuscita a venire in possesso del corpo.

Mass Effect 2 racconta una storia con un inizio, uno svolgimento e una fine (aperta, in vista del terzo gioco della serie) secondo i canoni della narrativa. Vediamo la storia dal punto di vista di Shepard, il personaggio che interpretiamo in questo gioco di ruolo. Nel corso del gioco incontriamo vari personaggi, visitiamo vari luoghi e abbiamo modo di esplorare il vasto mondo che costituisce il setting di Mass Effect e, grazie a un’enciclopedia integrata nel gioco, otteniamo molte informazioni sulla storia, tecnologia e abitanti di questo universo narrativo.

La serie di videogiochi Mass Effect è uno dei canali attraverso cui esploriamo il mondo di Mass Effect.

Nei mesi precedenti l’uscita di Mass Effect 2 la casa editrice di fumetti Dark Horse ha pubblicato una miniserie in cui Liara T’Soni, uno dei comprimari di Shepard nel primo gioco e personaggio secondario nel secondo, rintraccia il cadavere del comandante e lo consegna a Cerberus. In pratica, narra la storia che avviene tra la prima e la seconda parte del videogioco ed è un altro canale di esplorazione del mondo.

Anche questa storia, Mass Effect: Redemption, ha un inizio, uno svolgimento e una fine. È autosufficiente: non c’è bisogno di aver giocato il videogioco per conoscere le premesse e non c’è bisogno di giocarlo per conoscere la conclusione della vicenda. E, d’altra parte, non c’è bisogno di leggere il fumetto per seguire la storia nel videogioco: gli eventi rilevanti di Redemption vengono accennati nel corso di Mass Effect 2. Il punto di vista che seguiamo è quello di Liara. Visitiamo alcuni dei luoghi che rivedremo nel videogioco e altri che, per ora, rimangono confinati nelle pagine del fumetto.

Ovviamente l’offerta di storie su Mass Effect è più vasta: ci sono anche dei romanzi, altri fumetti, sono previsti un film dal vivo e una serie animata. E ciascuno dei questi strumenti narrativi verrà usato, ciascuno secondo le sue potenzialità e caratteristiche, per raccontare diverse storie che si intrecciano nella grande storia di questo universo narrativo. Ciascuno sarà un diverso punto di accesso per entrare in Mass Effect.

Questa è una narrazione transmediale.
Ci sono varie storie che sono:

  • Ambientate nello stesso mondo, che contribuiscono ad arricchire e approfondire mostrandone diversi aspetti ed elementi
  • Raccontate attraverso media diversi: videogiochi, libri, fumetti
  • Autosufficienti: ciascuna storia si conclude nel proprio medium
  • Collegate: le storie si inseriscono in una una narrazione più ampia
  • Raccontate seguendo punti di vista differenti
  • Temporalmente slegate: anche se Mass Effect: Redemption è ambientato tra due capitoli di Mass Effect 2, posso leggere prima il fumetto e poi giocare il videogioco, o viceversa, senza rovinarmi l’esperienza. C’è un ordine cronologico all’interno del singolo media, ma posso saltare tra un media e l’altro senza problemi.
  • Che possono attirare lo stesso pubblico o due tipi di pubblico diversi: chi gioca, ma non legge e viceversa.
  • E molto importante: costituiscono punti di accesso separati all’unico mondo di Mass Effect.

Questo è l’ABC (DEFGH) del transmedia storytelling. Seguite l’esempio di Mass Effect e siete a posto.

Naturalmente, dietro questa offerta complessa c’è una regia accorta che evita sovrapposizioni e contraddizioni. Un coordinamento simile lo troviamo anche in Lost.

E non finisce qui perché accanto ai prodotti ufficiali targati Mass Effect ci sono i parti della fantasia dei fan: fan fiction, fumetti amatoriali, machinima creati col motore del gioco, filmati in stop motion con le action figures dei personaggi. Tutti contributi che approfondiscono ed espandono il setting.

Nel caso di Mass Effect, questo materiale è ritenuto non ufficiale e non viene preso in considerazione da chi scrive storie per i videogiochi, per i libri, per i fumetti. Ma ci sono narrazioni transmediali in cui, invece, il contributo dei fan è voluto e incoraggiato e gli elementi migliori vengono ufficializzati. Se il setting è seducente, il contributo dei fan è inevitabile. Bisogna aver chiaro da subito come verrà considerato questo apporto esterno.

Bene. Ora andate e transmediate.


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