Morti che danzano nell’indifferenza


Ora farò qualcosa di miracoloso.
Vi mostrerò un uomo morto.
Vi mostrerò un uomo morto che si muove.
Non solo. Vi mostrerò un uomo morto da tempo, nel 1996 per la precisione, che balla e canta vispo e arzillo.

Cliccate questo link.

E’ probabile che abbiate cliccato con un misto di diffidenza, curiosità e forse anche timore.
E’ altrettanto probabile che ora stiate pensando che vi sto prendendo in giro.
Insomma… Tutto qui? Un video su Youtube di Gene Kelly in Cantando Sotto La Pioggia? Sotto forma di link, poi, neppure embeddato nel post? Che scherzo è, dovrebbe essere divertente?

Io trovo Cantando Sotto la Pioggia molto divertente, non so voi cosa pensiate. Ma comunque no, non è uno scherzo.

Una delle frasi più note e citate di Arthur C. Clarke è

Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.

Io non sono d’accordo. Secondo me ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla cosa più banale a cui potete pensare. Non so, la vostra lavatrice per esempio.

Voi state ancora cercando di capire se sto scherzando o meno, dove sia il trucco in quel video. Ma pensate per un momento a una cosa: vi ho effettivamente fatto vedere un uomo morto che canta e balla. E per voi è del tutto normale. Questo è un cambiamento tecnologico e culturale epocale. Ma è un cambiamento che è avvenuto lentamente, per questo non vi sembra niente di eccezionale.

Pensateci un momento. Consideriamo la cosa dal punto di vista tecnologico.
Ora potete vedere quella scena di Cantando Sotto la Pioggia quando volete, anche col vostro smarthpone. Ma fino a una manciata di anni fa avreste per forza dovuto usare un computer, non c’era abbastanza banda cellulare disponibile e non c’erano terminali sufficientemente potenti.
E comunque, prima del 2005 non c’erano Youtube e la sua estrema semplicità nel caricare, condividere e cercare un particolare video.
Prima di Youtube, per vedere quella scena ogni volta che ne avevate voglia avreste dovuto utilizzare un DVD, dal 1995, e prima ancora una videocassetta, dal 1976 (per semplicità non considero altri formati che non hanno sfondato, come VCD, Laserdisc, Betamax ecc, e il film in Super 8, perché non sono esattamente user friendly).
Prima di VHS e DVD (o se non li possedevate), per vedere quella scena dovevate aspettare che Cantando Sotto la Pioggia venisse trasmesso in TV.
Prima della TV dovevate sperare che qualche cinema della vostra città, per qualche motivo, rimettesse il film in cartellone.
E, sempre considerando l’aspetto tecnologico del discorso, non ho scelto Cantando Sotto la Pioggia per caso. Il film racconta dell’avvento del cinema sonoro nel 1927. Prima di questa data non esisteva alcun modo (semplice) per poter vedere e ascoltare un uomo, vivo o morto che fosse, che ballava e cantava a meno di essere fisicamente presenti al momento dell’esibizione.

Ve lo ripeto: prima del 1927 l’unico modo possibile per vedere un uomo cantare e ballare era essere presenti mentre quest’uomo si esibiva. Adesso vederlo quando vogliamo è così facile che l’evento non viene neppure registrato sulla scala della banalità.

Quanto all’aspetto sociale, pensateci da soli: oggi possiamo vedere un uomo che canta e balla quando vogliamo, anche se lui è morto da anni.

E’ un miracolo tecnologico. E’ pura fantascienza. Ma non ci rendiamo conto che è un miracolo fantascientifico perché ci siamo arrivati un po’ per volta, acquisendo e dando per scontato il livello tecnologico precedente alla nostra nascita e assorbendo lentamente l’evoluzione tecnologica a cui abbiamo assistito.

William Gibson, che ha ampiamente affrontato il tema del morto che canta, ha detto che il futuro è già qui, solo che non è uniformemente distribuito. Questo è vero dal punto di vista spaziale, culturale e temporale: il futuro è già arrivato. Solo che non ce ne siamo accorti perché il futuro, appena arriva, diventa subito presente. Anche un po’ passato. Se non ci fate caso, lo perdete.

Eppure questa mancanza di meraviglia è dolorosa. Perdiamo la capacità di sgranare gli occhi davanti al mondo in cui stiamo vivendo. Per chi come me fa un lavoro creativo è quasi come perdere la vista. E’ quasi come essere ciechi, o non vedere i colori, o non riconoscere le forme.

Allora è il caso di ricordare due grandi modelli.
Il primo è Giovanni Pascoli, con la poetica del fanciullino.
Copio e incollo senza ritegno da Wikipedia, perché so che siete markettari senza cuore e se non lo scrivo qui col cavolo che vi andate a vedere l’articolo dedicato a un poeta.

Caratteristiche del fanciullino:

“Rimane piccolo anche quando noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce ed egli fa sentire il suo tinnulo squillo come di campanella”.
“Piange e ride senza un perché di cose, che sfuggono ai nostri sensi ed alla nostra ragione”.
“Guarda tutte le cose con stupore e con meraviglia, non coglie i rapporti logici di causa – effetto, ma intuisce.
“Scopre nelle cose le relazioni più ingegnose”.
Riempie ogni oggetto della propria immaginazione e dei propri ricordi (soggettivazione), trasformandolo in simbolo.

Il poeta allora mantiene una razionalità di fondo, organizzatrice della metrica poetica, ma:

Possiede una sensibilità speciale, che gli consente di caricare di significati ulteriori e misteriosi anche gli oggetti più comuni;
Comunica verità latenti agli uomini: è “Adamo”, che mette nome a tutto ciò che vede e sente (secondo il proprio personale modo di sentire, che tuttavia ha portata universale).
Deve saper combinare il talento della fanciullezza (saper vedere), con quello della vecchiaia (saper dire);
Percepisce l’essenza delle cose e non la loro apparenza fenomenica.

La poesia, quindi, è tale solo quando riesce a parlare con la voce del fanciullo ed è vista come la perenne capacità di stupirsi tipica del mondo infantile, in una disposizione irrazionale che permane nell’uomo anche quando questi si è ormai allontanato, almeno cronologicamente, dall’infanzia propriamente intesa.

Sostituite poeta con artista, copy, art director, designer…

Il secondo modello viene da Terry Pratchett (davvero, mi chiedo, perché vi ostinate a leggere stupidi libri di marketing quando ci sono i romanzi?).
Uno dei personaggi ricorrenti che popolano il Mondo Disco è il monaco Wen l’Eternamente Sorpreso.
Come tutte le invenzioni di Pratchett, Wen visto superficialmente può essere considerato una facile presa in giro del maestro buddista. Anziché un saggio che conosce tutto del mondo abbiamo un ingenuo eternamente sorpreso. Anziché un dispensatore di criptiche verità zen abbiamo un beota che risponde alle domande dei suoi discepoli con parole a caso, come in questo passaggio:

In the second scroll of Wen the Eternally Surprised a story is written concerning one day when the apprentice Clodpool, in a rebellious mood, approached Wen and spake thusly: “Master, what is the difference between a humanistic, monastic system of belief in which wisdom is sought by means of an apparently nonsensical system of questions and answers, and a lot of mystic gibberish made up on the spur of the moment?” Wen considered this for some time, and at last said: “A fish!” And Clodpool went away, satisfied.

Ma in Pratchett la superficie è divertentissima, ma la profondità è geniale. Il passaggio che ho appena citato è di una saggezza spaventosa, solo che vi serve un disegno per iniziare a capirlo. E anche il personaggio di Wen è molto più di una facile parodia. Rubo ancora da Wikipedia, fate caso a dove metto i grassetti:

Wen the Eternally Surprised. The founder of the order, and the writer of the History Books. Wen was the first person to fully grasp the nature of time—that the only thing that exists in the universe is the present, that the past is only a memory, and that the universe is literally broken down and rebuilt by Time from moment to moment, in an interval which would come to be known as the “quantum cosmic tick”. Considering this, he said, the only appropriate state of mind is surprise; and of the heart, joy. Wen is also involved in a relationship with the personification of Time, the only man she ever stopped for.

Arrivati a questo punto potreste pensare che questo è un pippone buoni sentimenti/i bei tempi andati/non m’andava di parlare di marketing.

E invece no.

Ecco 5 elementi concreti che dovete iniziare a usare ora per rendere il vostro lavoro più interessante:

  1. Il futuro fantascientifico è adesso: non temete di proporre cose incredibili ai vostri clienti. E’ possibile che vi basti un bambino di 5 anni per realizzarle, vista la tecnologia che abbiamo a disposizione.
  2. La nostra società sta attraversando (attraversa sempre, attraverserà in continuazione) un periodo di rivoluzione culturale incredibile. Alzate gli occhi dal day to day, guardatevi intorno, cercate di capire che sta succedendo e di intuire cosa sta per succedere. Pensate in modo strategico, che con la tattica se va bene arrivate solo a fine giornata.
  3. Giocate con la cultura, rispettandola.
  4. Buttate i libri di marketing, danno consigli contingenti. Leggete romanzi e saggi, danno consigli validi sempre e generalmente più efficaci.
  5. Coltivate la capacità di rimanere stupiti, vi aiuterà a stupire.

Riflessione bonus su Terry Pratchett, che forse svilupperò in un altro articolo.
Pratchett è famoso, quindi ci sono un sacco di video di sue interviste in giro.
Pratchett ha l’alzheimer, per cui prima o poi perderà la memoria e la capacità di parlare di sé.
Quindi esiste un futuro in cui l’unico modo per conoscere il pensiero di Pratchett dalla voce di Pratchett sarà attraverso questi video. E questo nonostante lui sarà ancora in vita.