Lo scrittore neofita e la sua epifania dei Social Media a scopo professionale 4


Mai avuto epifanie, rivelazioni, scoperte dall’acqua calda? Io sì: ho capito che i Social Media che utilizzo per promuovere opere di altri potrebbero tornare utili anche per pubblicizzare i miei racconti e il mio romanzo di prossima uscita. E qui riporterò di volta in volta le altre epifanie che avrò lungo il faticosissimo tragitto dello scrittore esordiente.

C’è chi canta, chi dipinge, chi blocca la realtà in scatti fotografici. Io scrivo. Come il novanta per cento delle persone che vogliono dare forma ai loro pensieri con qualcosa che rientri nel calderone della parola “artistico”, non è che non abbia provato le altre vie cantando, dipingendo, scattando foto. Anzi, ho tentato di mettere su un gruppo musicale indie-rock che mi è costato tre ridicoli incontri nella saletta prove della Prenestina. Ho seguito per sette anni un corso – annuale – di illustrazione, così, per diletto. E durante le vacanze, sì, scattavo foto, ma come capacità tecnica non andavo oltre lo zoom, quindi forse questa cosa delle foto non dovrei calcolarla. La scrittura invece non mi ha mai abbandonato. Ho scritto per anni il diario segreto, e ogni tanto ne facevo leggere dei pezzi a un’amica davvero paziente. Anche grazie a lei ho preso man mano consapevolezza del mio ego da scrittrice, e del fatto che scrivere solo per me stessa non mi bastava più. Così ho iniziato a scrivere un romanzo, d’emblée. Inizialmente doveva contenere TUTTO. Un pensiero avuto per sbaglio aspettando la metro? Andava inserito. Un altro pensiero avuto per sbaglio in fila alla posta, e che magari contraddiceva il pensiero avuto aspettando la metro? Non andava sprecato neanche quello. Dei pensieri avuti per sbaglio, come del maiale, non si doveva buttare via niente. Adesso, forse non tutti sanno che lo scrittore neofita è un tantinello instabile: dei suoi pensieri va estremamente fiero, finché non li rilegge, scopre che non hanno alcun senso e che, se pure ce l’hanno, non meritano alcun interesse, e allora è trafitto da cupissime crisi d’autostima. Lo scrittore neofita è il tipo umano dotato di meno equilibrio nella Storia dei tipi umani. Dopo molti tagli e moltissime crisi d’autostima, del mio romanzo andavo più o meno soddisfatta – dove il più è l’euforia da «Sono la nuova Virginia Woolf!» e il meno è l’autoflagellazione da «Sono una persona triste e inutile…» – e ho deciso che era finito. Pochi mesi dopo ho firmato un contratto con una casa editrice. Adesso mi trovo in quella fase isterica e costellata di crisi d’autostima qual è la correzione delle bozze. Ma fra pochi mesi il libro uscirà. Smile.
Quando si utilizzano i Social Media per lavoro e per promuovere le opere di altri, non si pensa che prima o poi possano tornare utili anche per le proprie. Insomma, per uso personale Facebook serve se vuoi cliccare “mi piace” sotto i post dei tuoi amici! Finché un giorno non posti qualcosa per lavoro. Poi vai provvidenzialmente in bagno, passi davanti allo specchio, e faccia a faccia con te stessa hai un’epifania. «MASEICOMPLETAMENTEIDIOTA?». Ignori la risposta che dovresti darti, corri al computer e scorri col mouse le pagine word del tuo romanzo. Eccola lì, la frase adatta! Tasto destro-copia, vai sulla tua bacheca di Facebook, incolla. I pollici alzati del “mi piace” cominciano a comparire come funghetti sotto il tuo post. E il libro che avevi tanto amato, odiato, incensato, vituperato, inizia timidamente a farsi strada là fuori…
Ciò dà il via nella tua mente a riflessioni filosofico-esitenziali di una banalità sconcertante, che un tempo avresti sbatacchiato nel tuo romanzo senza pensarci: fino a pochi anni fa esisteva un mondo senza Internet. Uau. Un mondo in cui, se si viveva lontani l’uno dall’altro, si comunicava attraverso lettere mandate per posta. Per posta! Aveva ancora un senso parlare di “bella calligrafia”, per dire. E dopo un viaggio internazionale, le persone che si erano conosciute diventavano dei nomi sull’agendina, corredati da indirizzi il più delle volte mai utilizzati. Non si pensava certo che dopo qualche anno sarebbe bastato chiedere: «Are you on Facebook?», per sentirsi rispondere quasi sicuramente yes e, da lì, essere aggiornati sulla vita delle persone come se si sfogliasse un quotidiano pieno di facce amiche.
I Social Media hanno trasformato il mondo in una rete, e questo non ci consente solo di tenerci in contatto con quel Peter conosciuto in Groenlandia, ma anche di diventare agenti di noi stessi. Torniamo alla mia scoperta tardiva dell’uso personalebarraprofessionale che si può fare dei Social Network. Nel mio romanzo nomino spesso alcuni gruppi musicali. Già: dopo che la mia coverband indie-rock è fallita senza essere mai effettivamente decollata, ho avuto un’epifania. Un’altra (caratteristica degli scrittori in erba, oltre allo squilibrio, è quella di andare avanti a colpi di epifanie). Ho capito che, se ami certe canzoni e vuoi trasmetterle al resto del mondo, non devi necessariamente cantarle. Tanto più se non sai cantare. Puoi scriverne, però. Inserirle nei tuoi racconti, nel tuo romanzo, nei tuoi articoli. Farle diventare la colonna sonora di parole stampate: le tue. E Facebook gioca moltissimo sulle affinità elettive. Il gruppo di cui diventare membro, le pagine preferite… Allora, che faccio? Pubblico la frase del mio libro in cui la protagonista parla degli Smiths, e condivido nello stesso post il video di There Is a Light That Never Goes Out. Francesco, Margherita e Paolino scorrono la pagina della Home e si bloccano quando incappano nella parola “Smiths”, che li fa tornare con la memoria a quel viaggio a Londra in cui in ogni pub passavano le loro canzoni. Leggono la frase del mio libro. Pollice in alto.
Su Twitter è più difficile. Ho 140 caratteri a disposizione, e odio dover sintetizzare un concetto che potrebbe essere tranquillamente espresso in 140mila caratteri! Sempre perché del maiale non si butta via niente. Mi ci arrovello per un po’, e alla fine twitto, insieme al link della canzone, il punto in cui «Da un angolo, su nel soffitto, si stava diffondendo a volume bassissimo Bigmouth Strikes Again».
Di tweet in tweet e di post in post si generano conversazioni, commenti, e la gente è stimolata ad aggregarsi al dibattito: amiamo tutti sentirci parte di qualcosa. Così come vogliamo tutti diventare scrittori, proveremo tutti una volta nella vita a mettere su una coverband scadente, abbiamo tutti epifanie tardive. Ecco la mia più recente: i Social Media sono la vetrina di noi stessi nel mondo, e questa potenzialità non va assolutamente sprecata.

Le epifanie danno ancora più soddisfazione se condivise, quindi sarò felice di riportare su questo blog la mia prossima epifania… À bientôt.


4 commenti su “Lo scrittore neofita e la sua epifania dei Social Media a scopo professionale

  • FanNumero1

    Ma il “gruppo indie-rock” non era affatto scadente… Aveva solo qualche problemino logistico.
    E una delle copertine di cd più belle della storia del rock!

  • FanNumero1

    Ovviamente sono felicissimo di questo tuo nuovo appuntamento. Nei “social media” non parli poi così tanto di te stessa, qui invece c’è addirittura tutta una paginona su di te, direttamente dalla bocca dell’interessata!

  • Chiara Apicella L'autore dell'articolo

    Già, la copertina era fantastica… peccato che mancavano le canzoni da mettere dentro al cd! E poi mi riferivo alla cantante, non certo al magnifico batterista! 😉

  • Chiara Apicella L'autore dell'articolo

    E grazie mille del “felicissimo”, Marcie! 🙂

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