Il fantastico mondo dei pregiudizi cognitivi 2


A tempo perso, nonostante la passione ci sia, gestisco un sito dedicato alla narrativa fantastica nelle sue varie forme.

Tra i vari articoli del sito ce n’è uno che ha attirato un certo numero di commenti sui quali vale la pena riflettere. In questi casi in genere si usa scrivere “leggete gli articoli e tornate qui per continuare il discorso”. Io invece vi prego di arrivare prima fino in fondo a questo articolo, per poi leggere quello incriminato.

Si tratta di una serie di consigli per aspiranti scrittori dispensati da Umberto Eco. I consigli non sono farina del suo sacco, lui li ha trovati in rete e tradotti. Ma poiché questa è una forma di endorsement, continuiamo a chiamarli i consigli di Eco.

Ci si può chiedere se questi suggerimenti siano validi per degli aspiranti scrittori o no (poi capirete perché metto aspiranti in grassetto), se non sia meglio tralasciare finezze e ironia e dare consigli più basilari e diretti. E invece vedrete che i commenti si concentrano su altri aspetti.

Il primo: Eco è un trombone/un grande scrittore, quindi non ha/ha più di molte altre persone titolo a dare consigli.

Il secondo: il grande autore di successo X è un grande scrittore di successo e non segue questi consigli.

Il terzo: questi parametri non sono idonei per giudicare la validità di un testo.

Mi pare che questi commenti manchino il bersaglio.

Non vedo perché concentrarsi sulla figura di Eco anziché valutare nel merito i consigli. Sono d’aiuto per chiarire le idee e dare dei parametri di riferimento sul come si scrive a un aspirante scrittore? Sì? No? Perché?

Poi: perché citare autori affermati quando questi consigli sono rivolti a persone che non hanno mai scritto in vita loro e stanno affrontando per la prima volta un testo strutturato? E’ come criticare un corso di pittura che parte dallo studio della prospettiva e dell’anatomia dicendo che Picasso ha dipinto opere meravigliose trascurando l’una e l’altra. Ignorando, tra l’altro, tutta la produzione di Picasso prima dell’abbandono di prospettive e anatomie convenzionali e i motivi di questo abbandono.

Infine: non sono parametri per valutare opere di autori di successo quelli suggeriti da Eco. Sono consigli per aiutare chi non ha ma preso in mano una penna. Ecco perché c’è l’aggettivo aspiranti.

Ora potete andare a leggere articolo e commenti.

Che ne pensate?

Ma soprattutto, perché pensate che io abbia scritto questo articolo?

Per mettere alla berlina i commentatori? No.

Per sostenere che la gente legge a campione e commenta in base a quello che pensa di aver letto e non in base a ciò che c’è scritto su una pagina? Quasi.

Quello di cui voglio parlare sono i pregiudizi cognitivi.

Il nostro cervello funziona in una certa maniera. E a causa di questa maniera di funzionamento, in perfetta buona fede e senza volerlo, capita di prendere fischi per fiaschi e difendere la propria posizione errata a costo della vita e, soprattutto, della pazienza delle altrui genti su internet.

Noi comunicatori dobbiamo tenere ben presenti questi bias. Per anticipare e prevenire eventuali problemi di comprensione, per capire perché la gente prende fischi per fiaschi, per evitare di abusare della pazienza delle altrui genti su internet.

Oppure per rendere più incisiva una comunicazione. Perché no?

In fondo è quello che ho fatto io in questo articolo. Vi ho chiesto di non leggere subito l’articolo su Eco e relativi commenti per evitare che un vostro bias vi spingesse a formarvi un’opinione prima che io potessi esporre la mia tesi.

Per familiarizzarvi coi cognitive bias potete iniziare da qui.

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2 commenti su “Il fantastico mondo dei pregiudizi cognitivi

  • Marco

    Articolo molto chiaro e molto vero. Le persone non hanno più pazienza di ricevere tutta l’informazione e prendono i pochi elementi iniziali e su quelli si fanno un’opinione.

    Bisogna chiedersi perchè questo succede… sono le persone ad essere superficiali, oppure ci si è disabituati all’approfondimento perchè ci viene propinato continuamente materiale con pochissimo contenuto da trovare scavando?

    • Andrea Nicosia L'autore dell'articolo

      Grazie per aver apprezzato questo articolo.

      Secondo me vale la pena interrogarsi sulle cause della scarsa attenzione e dello scarso approfondimento. Si può andare dalla pigrizia mentale, alla scarsa capacità di filtrare la massa di informazioni, al semplice fatto che il cervello umano funziona in una certa maniera.

      Ma quali che siano le cause, le conseguenze sono queste e, nel fare comunicazione, bisogna tenerle presente.

      Per me questo vuol dire due cose: dal punto di vista pratico progettare una comunicazione che tenga conto della reale attenzione che può ricevere. Dal punto di vista etico, fornire una comunicazione corretta e sintetica, con facilità di approfondimento per chi desidera farlo.

I commenti sono chiusi.