Come si vende un libro nel 2013?


Esattamente come si vendeva prima.

Facciamo un passo indietro: come si pubblica un libro nel 2013? Ecco, qui ci sono differenze dirompenti col passato.
Se avete un libro nel cassetto, oggi tempo un’ora potete pubblicarlo e iniziare a venderlo sulle maggiori librerie esistenti in versione ebook, print on demand o stampa.
Una volta pubblicato il libro va venduto. O diffuso gratuitamente. O quel che volete. Il concetto è sempre quello: comunicare che “esiste questo libro, prendilo“.

L’evoluzione tecnologica ci ha dato strumenti e sistemi che prima non esistevano per pubblicare e distribuire, permette di svincolarsi, in certi casi, dagli intermediari che si trovano tra autore e lettore, facilita l’acquisto. Ma non ha cambiato una verità fondamentale: il libro va promosso.

kindle store

Ebook per categoria su amazon.com

L’immagine che ci affascina quando pensiamo a una libreria è quella delle pareti piene di libri. Questa immagine terrorizza ogni autore: come farà il suo libro a emergere in mezzo a tutti gli altri?
La digitalizzazione del libro non cambia lo scenario.
In questa immagine presa da amazon.com potete vedere quanti ebook sono disponibili per ciascuna categoria. Guardate le nuove uscite: oltre 51 mila nuove uscite negli ultimi 30 giorni, oltre 172 mila negli ultimi 90, oltre 6 mila libri in uscita. In mezzo a tutta questa massa di libri, non c’è neppure la copertina che salva!
Detto in altre parole, il libro non basta pubblicarlo: bisogna farlo conoscere, far sì che i lettori vogliano comprarlo.
E questo è il mestiere dello scrittore: non solo scrivere un libro, ma anche venderlo. Lo diceva Luca Masali quando Internet era ancora roba per pochi.
Per questo vedete scrittori affermati che continuano a concedere interviste e andare a presentazioni, letture, sessioni di autografi. Anche J. K. Rowling, autrice di Harry Potter, deve uscire da casa e andare a vendere i suoi libri.

La buona notizia è che la tecnologia mette a disposizione nuovi canali e nuovi strumenti per far conoscere la propria opera e, soprattutto, far conoscere se stessi.

Perché è importante far conoscere se stessi?
Perché il mondo sta cambiando.
Fino a una manciata di anni fa, l’unico modo per possedere un oggetto legalmente era acquistarlo. Ora che il libro non è più, necessariamente, un oggetto fisico e che i lettori ebook non costano niente, è possibile scaricarlo da canali illegali. La pirateria dei libri è un fenomeno in crescita. E per fortuna.

 

 

Ho inserito qualche riga bianca per permettervi di interiorizzare e, se è il caso, smettere di urlare. Come per fortuna? Siamo forse qui a tessere le lodi di un comportamento illegale?
No.
Ma siamo qui a descrivere la realtà e il prossimo futuro.

Il passaparola è sempre stato il migliore strumento di promozione e vendita dei libri.
Al di là dei giudizi etici, la pirateria dei libri è il passaparola del 2013. E’ un fatto, accettatelo.
E dico per fortuna perché statistiche alla mano, chi scarica copie illegali di musica, film e libri è più propenso all’acquisto.

Ma non all’acquisto di tutto, all’acquisto di opere di qualità (ovvio) realizzate da autori per i quali si prova affetto. Autori che sono la versione in carne e ossa dei lovemark di Kevin Roberts.

Questo è un altro fenomeno sociale causato dalla tecnologia: i lettori (gli ascoltatori, gli spettatori) non acquistano ebook, CD e DVD perché è l’unico modo di possederne il contenuto, ma per compensare l’autore. Come forma di riconoscenza.
Cory Doctorow ha fatto di questo fenomeno un business model: rilascia i suoi libri gratuitamente sul suo sito lo stesso giorno in cui esce la versione cartacea. Chi prova affetto per Cory acquista i suoi libri anche se ha già il testo sul proprio hard disk. Cory vive della vendita dei suoi libri. Ovviamente la cosa funziona perché lui è bravo e perché si è fatto conoscere e amare come scrittore e come persona.
Chi la pensa alla stessa maniera, e ha verificato sulla sua pelle che la cosa funziona proprio così, è Neil Gaiman.
In un’intervista ha dichiarato:

“Places where I was being pirated — particularly Russia (where people were translating my stuff into Russian and spreading it out into the world) I was selling more and more books. People were discovering me through being pirated. And then they were going out and buying the real books, and when a new book would come out in Russia it would sell more and more copies.”

Vi invito a vedere tutta l’intervista, per scoprire cosa è successo quando per fare un esperimento ha iniziato a regalare copie digitali del suo romanzo più venduto.

Se non volete leggere o vedere l’intervista, ecco la conclusione:

“That’s really all this is. It’s people lending books. And you can’t look on that as a lost sale…. What you’re actually doing is advertising. You’re reaching more people. You’re raising awareness. And understanding that gave me a whole new idea of the shape of copyright and what the web was doing. Because the biggest thing the web was doing is allowing people to hear things, allowing people to read things, allowing people to see things they might never have otherwise seen. And I think, basically, that’s an incredibly good thing.”

Anche Neil Gaiman si è fatto amare come autore e come persona.

E quindi eccolo qui il business model, il modo per vendere un libro nel 2013. Che è lo stesso di sempre: l’autore deve farsi conoscere. Non solo per far sapere al mondo che esiste il suo libro. Ma per far sapere al mondo che lui è il tipo di persona a cui si può dare del denaro con piacere in cambio del suo libro.

Aprire un blog, curare una pagina Facebook, usare Twitter, pubblicare immagini emozionanti su Pinterest e la musica che meglio descrive il proprio mondo interiore su This is My Jam. Questo deve fare un autore nel 2013. E sì, è lungo e faticoso e porta via tempo. Ma sì: questo è parte del lavoro dello scrittore. La fase due, quella che arriva immancabilmente dopo aver scritto l’ultima parola del libro.

E’ importante iniziare oggi perché oggi funziona così, domani sarà ancora peggio: domani il vostro libro potrebbe doversi far spazio tra migliaia di libri scritti da un algoritmo. Ne parla proprio oggi Nuovo e Utile. Allora la differenza la farà veramente il vostro essere persona.

Un maestro di ironia e fantascienza come Fritz Leiber aveva già intuito nel 1961 quello di cui parla Nuovo e Utile oggi. Nel suo romanzo Le Argentee Teste D’Uovo immagina un futuro in cui i romanzi vengono scritti da computer e gli autori non sono altro che figuranti che incarnano l’idea che hanno i lettori del tipo di scrittore che può esserci dietro un romanzo d’avventure pulp o una romantica storia d’amore.

Sui computer:

PADRE: No, non è un robot come l’elettricista o il tuo insegnante. Un mulino-a-parole non è una persona come lo è un robot, sebbene entrambi siano fatti di metallo e funzionino grazie all’elettricità. Un mulino-a-parole è come un calcolatore elettronico, ma manipola le parole, non i numeri. È come la grande macchina che gioca a scacchi o che fa i piani di guerra, ma fa le sue mosse in un romanzo invece che su una scacchiera o su un campo di battaglia. Ma un mulino-a-parole non è vivo come un robot e non può muoversi e andare in giro. Può soltanto scrivere libri di narrativa.

Sugli scrittori che incarnano la fantasia dei lettori:

PADRE: No, no, figliolo! Una scrittrice o uno scrittore, è solo una persona che si prende cura di un mulino-a-parole, che lo spolvera e così via. Gli editori sostengono che lo scrittore aiuta il mulino-a-parole a scrivere il libro, ma è una finzione, figliolo, un modo per rendere tutto più interessante. Gli scrittori hanno il permesso di vestirsi e di comportarsi in modo bizzarro… come gli zingari: lo prevede un accordo sindacale che risale ai tempi in cui furono inventati i mulini-a-parole. Ora, non crederai…

Leiber mette alla berlina gli scrittori – personaggio. Ma essere scrittore – persona, andare incontro al pubblico, farsi conoscere e apprezzare, in breve, promuoversi attraverso una strategia social, è come si vende un libro, o qualsiasi cosa veramente, oggi.

Se volete vedere queste 1400 e passa parole in poche slide: